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Gor’kij/Morante

Varen’ka Olesova

Sírin Classica, n. 5
2011, pp. 176, 10,5x15,5

ISBN: 9788862431002
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Scheda libro

«C’è un criterio a mio parere infallibile per saggiare la verità (“autenticità”) del personaggio (ma è ciò poi cosa diversa dalla verità-“autenticità” della narrazione?): e cioè, se il personaggio — quali che siano le virtù di cui si adorna l’identità fittizia che gli è prestata — “ci riesce antipatico”, se ci sentiamo a disagio in sua compagnia o addirittura non lo sopportiamo, ciò non può essere che a causa del fatto che il personaggio è “sbagliato” perché irreale... Resta però che dovremmo comunque in qualche modo chiederci — ed è questione del massimo momento — se Varen’ka Olesova-lei (il Personaggio) ci piace o non ci piace, se stiamo volentieri in sua compagnia o a seguirne le peste, se ce ne sentiamo (l’abbiamo detto!) “intrigati”... Quanto a me, conosco la risposta. Sia detto fra noi, mi sono anche, temo, un poco innamorato...» (dalla postfazione di Daniele Morante)

Autori

Maksim Gor’kij

Maksim Gor’kij è lo pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov (1868- 1936). Orfano e poverissimo, vive un’infanzia errabonda e picaresca, che lo mette in contatto con la ricca tradizione della narrazione popolare e fa nascere in lui la passione per la letteratura. Dopo i moti del 1905, scrittore affermatissimo, è espulso dall’Accademia e mandato al confino in Crimea. Nel 1906 inizia il suo esilio volontario: Inghilterra, Francia e Italia, a Capri. Torna in patria nel 1913. Dopo una collaborazione con il potere bolscevico, lascia nuovamente il paese nel 1921, ufficialmente per motivi di salute. La sua immensa popolarità, in Russia e in Occidente, induce il potere sovietico a organizzarne un trionfale ritorno in patria. A Mosca si spegne, nel 1936, in un clima di sospetti che fa fiorire sulla sua morte diverse “leggende”. La tarda accettazione del favore staliniano, e la nomea di “padre del realismo socialista”, ne hanno decretato una vera e propria damnatio memoriae. Gor’kij non si pubblica quasi più nella Russia postsovietica, né in Italia, dove i suoi romanzi più conosciuti (La madre, L’affare degli Artamonov, Piccoli borghesi, Nei bassifondi, I nemici) hanno invece goduto a loro tempo di enorme popolarità. Varen’ka Olesova esce nel 1898, quando Gor’kij in Russia era già all’apogeo della fama, tanto che non si esitava a porlo sullo stesso piano di Čechov se non di Tolstoj.

Daniele Morante

Nato a Grosseto, i suoi interessi prevalenti spaziano dalla letteratura alla linguistica. Ha svolto per lungo tempo attività di consulente editoriale e traduttore — da russo, francese e inglese — per varie case editrici italiane, come Garzanti, Einaudi e Bollati, oltre che Voland. È autore di racconti. Con Voland ha pubblicato la raccolta Belin, l’impostura (1997). Suoi racconti e collaborazioni sono apparsi sulle riviste “Nuovi argomenti”, “Ombre rosse” (1977), “Paragone” (1992), in una silloge (Incursioni ai confini) edita dall’amministrazione comunale di Venezia, nonché nell’ambito del volume Per Anna Karenina (Voland 1995). In campo linguistico ha collaborato con una serie di articoli di geografia delle lingue alla rivista “L’Universo” (1991-1993), e ha pubblicato — in francese — La ville en tant qu’atome linguistique, catalyseur/relais de langues (Institut de la Francophonie 2000), Le Risorgimento italien comme révolution des italophones (L’Harmattan 2007), nonché Le champ gravitationnel linguistique (L’Harmattan 2009) frutto quest’ultimo di un lavoro decennale oltreché di una ricerca “sul terreno” di sei mesi in Mali. Sta attualmente curando un epistolario di Elsa Morante.