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Turgenev/Niero

Diario di un uomo superfluo

Sírin Classica, n. 3
2011, pp. 104, 10,5x15,5

ISBN: 9788862430661
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Scheda libro

“Il Diario è anello di una catena di tutto rispetto; affonda radici nei classici e tocca altri classici con rami più fogliosi e fruttuosi di quanto, a uno sguardo rapido, si potrebbe sospettare. In Čulkaturin c’è l’‘uomo superfluo’ à la russe ma anche una sua versione pura, distillata, paradigmatica (quasi ageografica, quasi astorica). Čulkaturin fa contemporaneamente da arrivo e da abbrivio, quindi. E se sommiamo a tutto ciò l’indiscussa maestria e la squisitezza stilistica universalmente riconosciute a Turgenev (...) a ragione il Diario può aspirare allo status di piccolo classico, di piccolo chef-d’oeuvre.” (dalla postfazione di Alessandro Niero)

Autori

Ivan Turgenev

Nato nel 1818 in un’agiata famiglia di Orël (circa 400 km a sud di Mosca), Ivan Sergeevič Turgenev trascorse l’infanzia nella tenuta materna, dove imparò presto a conoscere la durezza e spesso la disumanità con cui venivano trattati i servi della gleba. Nel 1833 si iscrisse all’Università di Mosca, ma l’anno dopo si trasferì a Pietroburgo, dove compì i suoi studi, ed entrò in contatto con il mondo letterario, allora dominato da Puškin e Gogol’, cominciando a farsi conoscere come poeta d’ispirazione romantica. Nel 1838 si recò a Berlino a studiare filosofia e storia e vi rimase fino al 1841. Qui Turgenev fu colpito dalla constatazione di quanto la società dell’Europa occidentale fosse più moderna di quella russa, tanto che al suo ritorno in patria si distinse per le sue idee filo-occidentali, essendo convinto che la Russia poteva progredire imitando l’Occidente e abolendo istituzioni ormai superate dai tempi. Una implicita critica all’istituto della servitù della gleba, infatti, è contenuta nelle sue Memorie di un cacciatore (1852), che lo resero famoso. Con il romanzo Padri e figli (1862) Turgenev affronta il confronto fra generazioni, tanto attuale nelle Russia del tempo, ma il dibattito critico sollevatosi dopo la pubblicazione lo indusse, amareggiato, ad allontanrsi dalla Russia, dove, fino alla morte, avvenuta nel 1883 a Bougival (vicino a Parigi), non tornò più se non per brevi periodi.

Alessandro Niero

Nato a a San Bonifacio (Verona) nel 1968, abita al Lido di Venezia. Insegna Letteratura russa all’Università di Bologna. Si occupa di prosa e poesia russa del XX secolo e di questioni di traduzione. Tra le sue curatele di opere in prosa si segnalano: S. Kržižanovskij, Autobiografia di un cadavere e Il segnalibro (Biblioteca del Vascello, 1994 e 1995) ed E. Zamjatin, Racconti inglesi (Voland, 1999). Fra le sue traduzioni di poesia più recenti si ricordano: S. Stratanovskij, Buio diurno (Einaudi, 2009); D. Prigov, Trentatré testi (Terra Ferma, 2011); G. Ivanov, Diario post mortem (Kolibris, 2013). Per la sua attività di traduttore ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali: Premio di Traduzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (2006), Premio “Lerici Pea Mosca” (2008), Premio “Čitaj Rossiju / Read Russia” (2012). Come autore, ha al suo attivo i seguenti libri di poesia: Il cuoio della voce (Voland, 2004), A.B.C. Chievo (Passigli Editore, 2013) e Poesie e traduzioni del signor Czarny (L’Obliquo, 2013).